
Angela Elina Nanna
16 marzo 2026
"𝐋𝐚 𝐫𝐢𝐜𝐞𝐫𝐜𝐚 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐢𝐨𝐫𝐞 𝐞̀ 𝐬𝐩𝐢𝐞𝐭𝐚𝐭𝐚: 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐬𝐜𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐝𝐢 𝐄𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞, 𝐧𝐨𝐧 𝐩𝐮𝐨𝐢 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢𝐫𝐞 𝐚 𝐭𝐞 𝐬𝐭𝐞𝐬𝐬𝐨 𝐞 𝐢𝐧 𝐪𝐮𝐞𝐥 𝐦𝐨𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐢𝐧𝐢𝐳𝐢 𝐚 𝐯𝐢𝐯𝐞𝐫𝐞 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐯𝐞𝐫𝐭𝐢𝐠𝐢𝐧𝐞"
La ricerca interiore è spietata.
Quando decidi di percorrere la "Via Stretta" – la via umida degli alchimisti – non si può più tornare indietro. Tornare indietro farebbe ancora più male.
Una notte sognai dei frattali. Dovevo attraversarli, ma pensavo: “𝐸' 𝑡𝑟𝑜𝑝𝑝𝑜 𝑠𝑡𝑟𝑒𝑡𝑡𝑜, 𝑛𝑜𝑛 𝑐𝑒 𝑙𝑎 𝑓𝑎𝑟𝑜̀ 𝑚𝑎𝑖”.
Eppure, è esattamente questo che ci è richiesto come esseri umani che evolvono: attraversare quella cruna dell’ago che toglie il fiato.
È una piccola morte necessaria.
È il « trauma sacro » del bambino che lascia il calore del grembo per affrontare il canale del parto.
Cosa sente in quel vuoto improvviso, mentre l'unica sicurezza che conosceva scompare?
Ecco… quando, qualche mese fa, è arrivato il monologo “𝐃𝐚𝐥𝐥’𝐨𝐦𝐛𝐫𝐚 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐥𝐮𝐜𝐞” per presentare il mio libro, come tutte le cose che mi arrivano per intuizione, non sapevo dove mi avrebbe portata, in quale "casino" e in quale frattale mi stessi infilando.
È arrivato in maniera fulminea, scritto in poco più di un’ora, con il fuoco e il cuore che pulsavano.
In questo testo parlo di come le fiabe siano specchi della realtà, dell’importanza di attraversare l’Ombra.
Parlo di quanto io stessa abbia faticato, costruendo armature di ghiaccio e perfezionismo pur di NON SENTIRE.
Dico, con voce ferma, che la guarigione è nella resa.
Ma da quando porto in giro questo monologo,
e da usando ho sentito che non volevo più essere solo un’attrice, ma essere una Trasmutatrice attraverso l’Arte, la Vita mi ha chiesto di smettere di « recitare ». Ha iniziato a chiedermi di incarnarle, quelle parole.
Perché non potevano essere solo testo vuoto, re-citato in modo meccanico.
E quando scegli di Essere, la Vita ti deve forgiare per questo, ti deve preparare.
Devi diventare la coppa di quelle parole, devi farti strumento attraverso cui quelle parole possano soggiacere all’interno di te, e tu fartene testimone e custode, per poi ridarle trasmutate al pubblico.
Che non è più un pubblico passivo, ma diventa egli stesso testimone di quel rito.
Un artista, se vuole portare l’energia del 𝐋𝐨𝐠𝐨𝐬 𝐒𝐨𝐥𝐚𝐫𝐞 attraverso la sua arte, deve prima trasmutare se stesso, deve prima attraversarla lui quella crisi.
La deve vivere sulla sua pelle, la deve abitare, deve farsi carne.
Altrimenti le sue parole risulteranno vuote e sterili e l’artista non avrà compiuto la sua Opera: ossia farsi egli stesso Verbo.
Corpo e Spirito di ciò che porta.
Quando fai l’attore o l'artista "tecnico", puoi recitare tutto ciò che vuoi in maniera meccanica, usando l’apparato psico-fisico come « un manichino che dice cose ».
Come un ripetitore automatico.
Ma il rischio è che se non c’è un testimone lì dentro, quello strumento può prendere il sopravvento su di te.
Ma come insegna Gurdjieff, una casa senza padrone è destinata al caos, alla dispersione.
Quando decidi di essere Sostanza, quell'apparato non può più essere vuoto.
Deve essere abitato dall’Anima.
E l'anima — il Corpo di Gloria degli alchimisti— va fabbricata giorno dopo giorno, forgiando i corpi sottili nel fuoco della presenza.
Ecco perché oggi non posso più giocare al ribasso. Non posso più raccontarmi storielle.
Se voglio essere testimone della Sostanza, devo essere io stessa, per prima, quella sostanza.
Questi tempi non fanno più sconti.
Io lo sto sentendo. Chi ha scelto di Esserci ora è chiamato a forgiare la propria spada.
Quella del monaco-guerriero che non combatte con le armi, ma con il fuoco della presenza.
Tutto questo per dirvi che ogni qual volta mi appresto a portare il mio monologo in giro, la vita mi testa, mi allena, così come un giocatore o un atleta deve farlo prima della gara.
A me chiede di allenarmi a sostenere lo Spirito.
E camminare le mie parole.
Ogni volta mi chiede:
𝑞𝑢𝑎𝑛𝑡𝑜 𝑠𝑒𝑖 𝑐𝑎𝑝𝑎𝑐𝑒 𝑑𝑖 𝑖𝑛𝑐𝑎𝑟𝑛𝑎𝑟𝑒 𝑙𝑒 𝑠𝑡𝑜𝑟𝑖𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑝𝑜𝑟𝑡𝑖?
𝑄𝑢𝑎𝑛𝑡𝑜 𝑠𝑒𝑖 𝑐𝑎𝑝𝑎𝑐𝑒 𝑑𝑖 𝑟𝑒𝑠𝑡𝑎𝑟𝑒 𝑑𝑟𝑖𝑡𝑡𝑎 𝑚𝑒𝑛𝑡𝑟𝑒 𝑖𝑙 𝑡𝑒𝑟𝑟𝑒𝑛𝑜 𝑠𝑜𝑡𝑡𝑜 𝑖 𝑝𝑖𝑒𝑑𝑖 𝑠𝑒𝑚𝑏𝑟𝑎 𝑠𝑣𝑎𝑛𝑖𝑟𝑒?
𝑄𝑢𝑎𝑛𝑡𝑜 𝑠𝑒𝑖 𝑐𝑎𝑝𝑎𝑐𝑒 𝑑𝑖 𝑎𝑏𝑖𝑡𝑎𝑟𝑒 𝑞𝑢𝑒𝑙 𝑣𝑢𝑜𝑡𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑝𝑒𝑟 𝑎𝑛𝑛𝑖 ℎ𝑎𝑖 𝑟𝑖𝑒𝑚𝑝𝑖𝑡𝑜 𝑐𝑜𝑛 𝑧𝑎𝑣𝑜𝑟𝑟𝑒 𝑒 𝑎𝑛𝑒𝑠𝑡𝑒𝑡𝑖𝑧𝑧𝑎𝑛𝑑𝑜𝑡𝑖 𝑝𝑢𝑟 𝑑𝑖 𝑛𝑜𝑛 𝑠𝑒𝑛𝑡𝑖𝑟𝑒?
𝐵𝑒𝑛𝑒… 𝐴𝑙𝑙𝑜𝑟𝑎 𝑎𝑙𝑙𝑒𝑛𝑖𝑎𝑚𝑜𝑐𝑖 𝑎 𝑓𝑎𝑟𝑙𝑜!
Se parli di imparare ad abitare il vuoto, la Vita ti farà sperimentare la vertigine.
Se parli di trasmutazione dall’ombra alla luce, la Vita ti spegnerà le luci intorno per vedere se sai accendere la tua.
Se vuoi farti artista della Sostanza, devi saper portare il peso di ciò che dici di essere.
È un lavoro di coerenza cardiaca.
Si chiama Verità.
Il 21 marzo, nel perfetto equilibrio dell’Equinozio, non sarà una performance.
Sarà un atto di presenza.
Per chi è pronto a risuonare.
Vi aspetto per condividere questo rito, per guardare insieme l'ombra e chiamarla per nome.
Perché il crollo non è la fine, ma l'inizio della danza.
Dedicherò lo spettacolo a questa danza.
E io spero di danzare con voi, sostenendo e incarnando la Vertigine.
Perché sto comprendendo che la forza non sta nella corazza, ma nella flessibilità.
Perché il "non farcela" della personalità è, da sempre, il trionfo dell’Anima.
Vi aspetto nel cerchio, per essere testimoni di questa resa.
Prossime tappe imminenti: Prossime tappe imminenti:
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